Mauro Faina's blog

School Adventures

Il soldato dimenticato XXI – Il treno dell’orrore

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Improvvisamente il treno rallentò. I blocchi dei freni grattarono contro le ruote, e I giunti sbatterono violentemente. Ci stavamo muovendo alla velocità di una bicicletta. Vidi la parte anteriore del treno girare a destra: stavamo deviando lungo un binario secondario. Il treno procedette per altri cinque minuti, e poi si fermò. Due ufficiali erano saltati giù da uno dei vagoni anteriori e stavamo camminando verso la parte posteriore del treno. Laus e altri due sergenti uscirono per incontrarli. Parlarono per un momento, ma non ci dissero nulla. Le persone lungo tutto il treno guardavano fuori. La foresta sembrava un possibile covo di terroristi. Il nostro treno era fermo da alcuni minuti quando udimmo un suono distante di ruote. Camminavamo su e giù per cercare di scaldarci quando il fischio del treno accompagnato da gesti indicò che dovevamo nuovamente ritornare ai nostri . Una locomotiva apparì a distanza sul binario che avevamo appena lasciato, era interamente oscurata.

Quello che vidi dopo mi gelò dal terrore. Desideravo essere uno scrittore geniale così avrei potuto fare giustizia della visione che apparve ai nostri occhi. Prima vedemmo un vagone carico di materiale ferroviario, spinto dalla locomotiva che nascondeva le sue luci fioche. Poi arrivò la locomotiva fumante, il suo carro di scorta, e un vagone chiuso con un buco sul tetto per il fissaggio di un fumaiolo corto, probabilmente il treno cucina. Dietro questo, un altro vagone con alti parapetti che portava soldati tedeschi armati. Una mitragliatrice a doppia canna difendeva il resto del treno, che consisteva semplicemente di vagoni aperti e piani come i nostri, ma carichi, con un estremamente differente tipo di carico. Il primo di questi che passò davanti ai miei occhi incomprensivi sembrava stesse portando un cumulo confuso di oggetti,  che solo gradualmente divenne riconoscibile come un mucchio di corpi umani. Direttamente dietro questo mucchio altre persone si tenevano aggrappate insieme, in piedi o accovacciati. Ciascun vagone era colmo fino all’inverosimile. Uno di noi, più informato degli altri, ci disse in due parole quello che stavamo guardando: “prigionieri russi”. Pensavo di aver riconosciuto I cappotti marroni che avevo visto una volta in precedenza, vicino al castello, ma era realmente troppo scuro per essere sicuro. Hals mi guardò. Eccetto che per delle macchie rosse brucianti causate dal freddo, la sua faccia era bianca come un lenzuolo.

Written by dago64

January 26, 2011 at 9:08 pm

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